Visualizzazione post con etichetta mario draghi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mario draghi. Mostra tutti i post

martedì 29 gennaio 2013

Non vedo, non parlo, non sento: le tre scimmiette in Banca d'Italia

Rese celebri e paradigmatiche dai gialli Garzanti degli anni cinquanta, le tre scimmiette che non vedono, non parlano e non sentono, sono in realtà un simbolo di saggezza, un motto illustrato di origine giapponese. Quello che non vorrebbero nè vedere, nè sentire, nè pronunciare è il Male. Ma nell'immaginario collettivo sono diventate un sinonimo di omertà, di collusione, di disonestà materiale e intellettuale.
Un po' la storia della Banca d'Italia, quantomeno negli ultimi quarant'anni. Complici i giornalisti (quelli "embedded" a Palazzo Koch sono veramente terribili) che non scrivono mai male a prescindere di tutte le brutte facce che si sono avvicendate alla guida dell'istituto. Tutti bravi, buoni, belli e soprattutto competenti, anche quando  si capisce lontano un miglio che tutto c'hanno in testa tranne il bene del paese.

venerdì 7 ottobre 2011

Draghi e gli interessi dei giovani, due mondi distanti anni luce

In uno dei suoi ultimi interventi pubblici da governatore della Banca d'Italia (dopo se ne andrà a Francoforte a far danni altrove), Mario Draghi ha inanellato la solita serie di ovvietà che caratterizzano i discorsi ufficiali dei vertici di via Nazionale. Oggi ha fatto il solito predicozzo, naturalmente amplificato da tutta la stampa che ha le banche come principali azionisti, e l'ha buttata sul paternalistico. "Le difficoltà incontrate dai giovani devono preoccupare. La priorità assoluta dell'Italia è oggi uscire dalla stagnazione riavviando lo sviluppo con misure strutturali". Roba che ormai pure il mio idraulico di fiducia saprebbe essere più creativo.
Ora spero che nessun giovane pensi davvero che questo sessantaquattrenne dalla pettinatura bitumata abbia davvero a cuore la sorte dei meno fortunati. Le misure strutturali di cui parla sono, ovviamente, i tagli alle prestazioni sociali, alle pensioni, all'assistenza sanitaria, che rappresentano la prossima frontiera dell'oro per il mondo che lui rappresenta e ha sempre rappresentato, in cambio di uno sviluppo fatto di appalti pubblici a vantaggio di palazzinari senza scrupoli e criminalità organizzata (la storia d'Italia, insomma).
Diventato direttore generale del Tesoro nel 1991, cioè nel pieno della devastazione economica del nostro paese, ci è rimasto dieci anni facendo carne di porco. E' stato infatti l'artefice delle privatizzazioni, ovvero la grande svendita dei beni dello Stato, che hanno minato alla radice la nostra economia. Con lui sono stati ceduti ai grandi gruppi internazionali i gioielli di famiglia, come le aziende sane dell'Iri o come l'Eni, il cui patrimonio immobiliare è stato interamente ceduto a Goldman Sachs, una delle più grandi banche di affari del mondo, incriminata per frode dalla Commissione di controllo della Borsa americana l'anno scorso, che per ringraziare del simpatico cadeau ha pagato a Draghi uno stipendio da vice presidente fra il 2002 e il 2005.
Il neo amico dei ggggiovani era sullo yacht Britannia nel giugno del 1992, quando con la sponsorizzazione della famiglia reale britannica si pianificò a tavolino lo smantellamento dell'industria pubblica italiana. Draghi è anche membro del Club Bilderberg, sorta di associazione massonica, che qualcuno definisce la società segreta più potente del mondo. 
Ora che uno così, che ha sempre fatto l'interesse delle banche e del grande capitale e che ha varato progetti costati a questo paese centinaia di migliaia di posti di lavoro si metta a parlare del futuro dei giovani a me pare un insulto. Ma non ditelo in giro, che poi mi danno del comunista.

martedì 31 maggio 2011

Bankitalia e il governatore Cetto La Qualunque

La Banca d'Italia è una di quelle istituzioni che non si possono toccare. Rivestita di un'aureola di santità, nel corso dei decenni è stata venerata come la Madonna, il faro dell'economia, il guardiano della solidità del paese, e blah, blah. 
Solita questione di caste e controcaste, visto che il sistema bancario italiano è il peggiore del mondo e da quando è entrato l'euro e via Nazionale ha perso l'unico potere che aveva, ovvero quello di determinare il costo del denaro, non si capisce neanche bene quale sia il suo vero ruolo. Prima dell'attuale governatore ce ne era uno che parlava in frusinate, ma passava per un grande intellettuale solo perché nei suoi discorsi elencava una serie di citazioni a caso preferibilmente in latino. Nei giorni scorsi questo campione è stato condannato a quattro anni e un milione e mezzo di euro di multa, oltre a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici, per aver favorito il tentativo di scalata della Banca Popolare di Lodi da parte dei "furbetti der quartierino".
Oggi su quella poltrona c'è Mario Draghi, un uomo che è stato direttore generale del Tesoro al tempo delle finanziarie allegre e poi ha firmato una legge sulle privatizzazioni e una sulle offerte pubbliche di acquisto per le società quotate in Borsa che hanno avuto esiti pessimi. Diventato governatore nel 2006 a causa delle dimissioni forzate del suo truffaldino predecessore, ha ereditato questa immunità di fondo che spinge tutta la stampa italiana a tessere grandi lodi dell'inquilino di via Nazionale a prescindere, come direbbe Totò.
Oggi, in occasione dell'annuale kermesse dell'assemblea della Banca, ha sfoggiato le sue grandi capacità di economista. Ha chiesto una manovra da 40 miliardi, però anche un taglio delle tasse, e magari anche un po' di aumento della spesa pubblica per finanziare la crescita attraverso le infrastrutture. Ah... dimenticavo, ha chiesto anche di ridurre gli sprechi e di smetterla con gli interessi corporativi (proprio lui che è il numero uno dei lobbisti corporativi). Mancava che dicesse "ccchiu pilo pe' tutti" e sarebbe stato perfetto nella caricatura di Cetto La Qualunque. Provate a chiedergli dove taglierebbe e dove aumenterebbe la spesa. Vi risponderà che non è compito suo.