giovedì 10 marzo 2011

Berlusconi e il cerottone posticcio: come Verdone in "Troppo forte".

Chi si ricorda di Oscar Pettinari, uno dei personaggi culto della lunga carriera di Carlo Verdone? Nel film "Troppo forte" è un bullo di periferia dal cuore gentile che sogna di fare l'attore, ma a Cinecittà la produzione internazionale di un film dove avrebbe dovuto lavorare come comparsa lo scarta perché c'ha troppo la faccia da bravo ragazzo. "Ahò... ma io se volete posso esse' più cattivo", risponde lui appiccicandosi un Salvelox sulla guancia. 
Ho ripensato a lui guardando le foto di Silvio Berlusconi, apparso ieri e oggi in pubblico con un bel cerottone in faccia, a coprire una ferita che ingenera più di un dubbio. 
Con tanto di comunicato ufficiale di Palazzo Chigi, infatti, tre giorni fa il medico di Silvio, Nicola Zangrillo, aveva parlato di "intervento chirurgico maxillo-facciale di trapianto osseo ed implantologia in anestesia generale". Ora io non faccio il medico, ma da quello che racconta chi ha subito simili interventi il chirurgo in questo caso interviene dalla bocca e non certo aprendosi un varco sulla guancia. 
Si sarà tagliato facendosi la barba?

Ruby maggiorenne? Niente da fare, in Marocco i funzionari pubblici sono onesti

Mi sembra quasi di immaginarli gli emissari del Rais italiano in Marocco, insieme a un interprete e a una borsa di soldi. Gli è andata male, perché a Fkih Ben Salah, città ai piedi delle montagne dell’Atlante, hanno scoperto che i funzionari pubblici del paese nordafricano sono più onesti dei nostri. I novelli Totò e Peppino erano lì per cercare di falsificare la data di nascita di Karima El Marough, alias Ruby Rubacuori, venuta alla luce proprio Fkih il 1 novembre del 1992 e pertanto ancora minorenne all'epoca dei fatti contestati a "Muammar" Berlusconi nel rinvio a giudizio a Milano. Hanno offerto una somma importante a un'impiegata dell'ufficio dell'anagrafe per ritoccare di un paio di anni la data in modo da far cadere l'accusa di favoreggiamento della prostituzione minorile. Ma lei ha detto di no. 
I due devono esserci rimasti malissimo, visto che qui da noi un impiegato pubblico lo corrompi con un paio di biglietti di tribuna per lo stadio. Il terreno per la truffa era già pronto, grazie al solito Giornale, che lo scorso 2 marzo sparava a tutta pagina: "Il premier cala l'asso: Ruby era maggiorenne", aiutato dal Corriere della Sera, che in uno dei classici pezzi stile "buca delle lettere", aveva rivelato le confessioni intime del premier con i suoi fedelissimi: "È stata registrata all'anagrafe due anni dopo essere nata, abbiamo le prove che non era minorenne". 
La sòla è stata rivelata oggi dal  Fatto Quotidiano, che invece di riportare le veline dei portavoce di Palazzo Chigi, ha spedito tre giornalisti in Marocco e ha intervistato la funzionaria che ha subito il tentativo di corruzione. Era stata lei a contattare il giornale per raccontare la storia dei due italiani, che, insieme a un marocchino dall'aria distinta che si preoccupava di tradurre in arabo la conversazione, avevano chiesto di vedere l'estratto di nascita di Karima, per poi chiedere che fosse predatato al 1990. 
Gli azzeccagarbugli del presidente hanno reagito stizziti. "E' necessario che le autorita' italiane e del Marocco accertino con urgenza se esiste questa funzionaria, se ha rilasciato effettivamente quelle dichiarazioni, se il fatto e' realmente accaduto e, in tal caso, l'identità dell'interprete e dei due presunti italiani che avrebbero posto in essere le condotte descritte", hanno scritto in tono minaccioso Piero Longo e Niccolò Ghedini, sostenendo inoltre che la contraffazione del registro presso il comune sarebbe stata "totalmente inutile e risibile essendo tale dato conservato in più copie da diverse autorità governative''.
Peccato che il Fatto abbia scritto molto chiaramente che nei piccoli centri del Marocco l'anagrafe non è informatizzata, che tutto viene registrato a mano in alcuni libroni compilati in ordine cronologico e che gli emissari italiani avessero chiesto innanzitutto un certificato di nascita falso e in seguito la manomissione del relativo librone. Era abbastanza per far abboccare l'opinione pubblica, adducendo la scusa dell'arretratezza tecnologica e culturale del Marocco, dove, che vuole signora mia, sono tutti pecorai e iscrivono i figli all'anagrafe due anni dopo, e poter gridare nuovamente al complotto.

mercoledì 9 marzo 2011

L'estratto conto di Silvio: 34 milioni in un anno per donne, case e regali.

Trentaquattro milioni di euro. E' quanto ha speso Silvio Berlusconi solo nel 2010 in donne, case e regali, un estratto conto "de paura" che da solo vale più di qualsiasi esercizio polemico nei confronti del re del Bunga-Bunga. La lista della spesa è contenuta in un servizio del Corriere della Sera e comprende  i 675 mila euro per mantenere e arredare il castello di Paraggi, i 900 mila per la manutenzione della casa ad Antigua, i 441 mila di parcella dell'avvocato Ghedini (malgrado gli scarsi risultati ottenuti) e il mezzo milione ad altri legali. Ci sono i 20 mila euro "regalati" alla mamma di Noemi Letizia e i 100 mila a una pianista dj delle sue feste. Farà piacere sapere a chi non arriva alla fine del mese, che il nostro "caro leader" l'anno scorso ha speso 120 mila euro nel negozio di cravatte Marinella, 65 mila dal gioielliere Eleuteri, oltre 300 mila euro a un fornitore di tessuti, 650 mila in antiquari e gallerie d'arte e quasi mezzo milione in voli d'elicottero.
Finita qui? Manco per niente. Il Cavaliere ha dato 115 mila euro all'ex meteorina Alessandra Sorcinelli in rate mensili da 10 mila e cifre variabili alle altre protagoniste delle folli notti di Arcore per un totale di ulteriori 562 mila euro. Sul conto del Monte dei Paschi utilizzato da Berlusconi, i magistrati hanno anche scoperto 13 milioni in assegni a destinatari sconosciuti, parte dei quali cambiati in contanti dal mitico ragionier Spinelli, il "santo pagatore" del giro. 
Ogni commento mi sembra del tutto superfluo. 

martedì 8 marzo 2011

Yara e gli "sciacalli devoti". Non bastava la tv, ora si accaniscono anche politici e preti.

Non bastava la tv del dolore che specula a tutte le ore del giorno e della notte sulla cronaca nera peggiore, quelle che vede come vittime giovani innocenti, vite spezzate da quella barbarie che purtroppo alberga in ogni essere umano. Ora intorno a un caso come quello di Yara Gambirasio si accaniscono anche gli "sciacalli devoti", politici, preti e giornalisti in odore di santità. 
Abbastanza clamorosa la sparata di Daniela Santanché, portabandiera dei valori della famiglia per conto del partito del Cavaliere, la quale, intervistata dal Giornale, ha avuto la faccia di dichiarare che "dopo la vicenda della piccola Yara i magistrati dovrebbero dimettersi, perchè se avessero impiegato per le ricerche le stesse risorse e tecnologie che hanno speso per indagare sulle ragazze dell'Olgettina forse Yara sarebbe ancora viva". Un coraggio senza precedenti quello di paragonare le due vicende solo per dimostrare l'accanimento dei giudici contro il suo duce personale, pronunciando fra l'altro una colossale stupidaggine, visto che la povera ragazza pare sia stata uccisa poco dopo la sua aggressione. 
Ma si sa, il sottosegretario per l'Attuazione del Programma (quale programma?) non è certo nota per la sua diplomazia e le brutte figure non sembrano averle fatto mai paura.
C'è un altro fronte preoccupante, però. Quello dei catto-integralisti, che cavalcano la storia di Brembirate come se fosse la riedizione della favola di Maria Goretti. 
Antonio Socci, noto per i suoi flop televisivi e le sue prese di posizione pre Concilio Vaticano II, scrive che Yara è una "martire", che la sua storia è come quella  della santa bambina e che a pochi chilometri dal paese della tragedia ci sono state 13 (!) apparizioni della Madonna (chissà se piangeva sangue di mucca come quella di Civitavecchia). "Il suo martirio è un dolore immenso. Ma giustamente il parroco ha detto che questo angelo adesso è in Cielo, fra le braccia della Madonna. E, voglio aggiungere, si può pensare a Yara (e parlarle) come a una Maria Goretti del XXI secolo. Dovremmo vedere che l’eroismo è un connotato della fede cristiana", scrive il nostro, come se una buddista, una musulmana, un'ebrea o un'atea non fossero altrettante potenziali vittime di violenze simili e altrettante potenziali sante coraggiose. Un ragionamento delirante che, se avrete lo stomaco di leggere fino alla fine, ha come unico scopo quello di prendersela con i cattivi "laicisti" che non vogliono il crocifisso nella scuole. 
Il ragionamento di Socci deve essere piaciuto al parroco di Brembate, don Corinno Scotti, che in un'omelia pronunciata la scorsa domenica ci ha aggiunto anche il particolare "piccante", stile medioevo revival, la difesa della verginità. Yara, secondo lui, "è come Santa Maria Goretti morta per proteggere la sua castità. E' una santa. Non preoccupatevi che venga fatto male ai vostri figli bensì preoccupatevi che i vostri figli non facciano del male", ha aggiunto il prete, mentre i fedeli si toccavano facendo i vaghi.
Valanghe di idiozie che si dimostrano tali anche alla luce delle ultime rivelazioni sul caso: vista la scarsa forza con cui sono state inferte le coltellate (che, sebbene numerose, non sono state fatali) l’omicida potrebbe essere una donna. Se è vero, chissà come ci rimarrà male Socci.
Chi altro si accanirà sui poveri resti della tredicenne?

L'Italia e le donne: svantaggiate, mal pagate o disoccupate.

Alla fine, in bilico tra le manifestazioni di piazza delle donne comuni e le parate da operetta delle femmine del capo, lascio che a parlare di condizione dell'altra metà del cielo in Italia siano i freddi numeri dell'Istat. Che dimostrano, molto semplicemente, che le donne italiane studiano di più e hanno più titoli degli uomini, ma nel lavoro sono svantaggite, meno pagate e spesso disoccupate. 
Il tasso di occupazione femminile è pari al 35,4%, contro il 48,6% dei maschi, 13 punti in meno. Anche per le laureate il tasso di occupazione è inferiore a quello dei coetanei (47,7% contro 48,8%). 
Le giovani donne hanno spesso un lavoro a tempo determinato (il 34,8% contro il 27,4% degli uomini). 
Nel Sud, il 44,6% delle laureate lavora a tempo determinato e nella maggioranza dei casi non si tratta di una scelta: il 64% delle donne di 18-29 anni dichiara infatti di lavorare part-time perché non ha trovato un lavoro a tempo pieno. Poche quelle che fanno carriera, tutte quante con stipendi inferiore di almeno il 10% a quelli degli uomini.

lunedì 7 marzo 2011

Difendi la scuola pubblica? Ti rinfacciano che i (presunti) leader della sinistra mandano i figli alla privata.

Che nessuno si azzardi a difendere la scuola pubblica mentre il governo cerca di farla definitivamente a pezzi. Dopo l'ignobile attacco di Berlusconi agli insegnanti statali e le forbici pazze della ministra Gelmini (19.700 le cattedre in meno per la stagione 2011-2012 per un totale di ben 87.400 posti soppressi e un esercito di professori di medie e superiori pensionati e mai sostituiti nel triennio 2009-2011), chi prova ad aprire bocca viene zittito dalla stampa di famiglia (quella di Arcore). 
L'ultima trovata? Rinfacciare ai noi poveri sostenitori dell'insegnamento statale che i (molto presunti e presentuosi) maitre-a-penser della sinistra mandano i figli a scuola privata. Sapevate che le figlie di Francesco Rutelli, sono iscritte una al liceo privato Kennedy, l’altra al prestigiosissimo collegio San Giuseppe de Merode, che affaccia su Piazza di Spagna? E che la figlia di Giovanna Melandri va al collegio San Giuseppe di via del Casaletto? Non ci crederete mai, ma la figlia di Michele Santoro è iscritta alla scuola francese Chateaubriand, mentre il  figlio del regista Nanni Moretti va all’Ambrit International School. Il Giornale infierisce e ci rivela che anche i figli di Anna Finocchiaro e di quel temibile bolscevico dello scout Beppe Fioroni preferiscono le rette salate degli istituti privati (pure cattolici).
A parte il fatto che non si capisce perché uno che manda i figli a scuola privata non possa difendere la sopravvivenza di quella pubblica (o meglio si capisce perfettamente, visto che la cultura di destra non prevede che si possa "votare" contro i propri interessi personali nel nome dell'interesse pubblico), ma poi, dio mio, questi sarebbero i "big" della sinistra? Il vero elettore della sinistra a Rutelli (passato ormai definitivamente con i democristiani, dopo aver perso un'elezione dopo l'altra) e alla Melandri (accanita ballerina delle feste di Briatore al Billionaire) probabilmente sputerebbe in un occhio, per non parlare di Fioroni, che di danni alla scuola pubblica, se fosse durato, ne avrebbe fatti ben più della Gelmini. Quanto a Santoro e Moretti, si tratta notoriamente di milionari che hanno tutto il diritto di "investire" soldi nella formazione dei figli, anche se le loro scelte strappano più di un sorriso sarcastico. Siccome ogni tanto alzano la cresta, ce li dobbiamo beccare come "nostri" leader e pazienza. 
Non ci resta che la Gelmini, la quale durante la presentazione del suo libro di favole popolari nordiche dedicato alla figlia (!) ha tranquillizato tutti: "La scuola è in grado di reggere. Abbiamo previsto un ridimensionamento della pianta organica legato al fabbisogno effettivo di cattedre".
Non poteva esserci un de profundis migliore. 


Le donne del Pdl in campo. La meritocrazia spiegata dall'alto di una bella poltroncina.

Dovevano scendere in piazza, come voleva la sanguigna Daniela Santanchè (che offesa ha deciso di non partecipare). Ma poi, per evitare la solita bruttissima figura, hanno preferito l'Auditorium della Tecnica a Roma, la sala diventata troppo piccola anche per i convegni della Confindustria, per riunirsi nel nome di non si sa cosa, ma sicuramente avendo presente "contro" chi. Le donne del Pdl ce l'hanno con quelle, molto più numerose, che sono scese in tutte le piazze italiane lo scorso 13 febbraio per chiedere le dimissioni del "vecchio porco" (la definizione è del direttore di Libero, Maurizio Belpietro, non prendetevela con me). 
Mara Carfagna, passata dai calendari da camionista al ministero delle Pari Opportunità, Mariastella Gelmini, l'avvocato che ha passato gli esami a Catanzaro perché a Brescia l'avevano "seccata" un paio di volte, Michela Vittoria Brambilla, premiata con il ministero del Turismo per la sua fedeltà al grande capo, non ci stanno a passare per "oche", "raccomandate", o "prostitute", come quella cattivone delle veterofemministe vorrebbero far credere. La loro poltroncina se la sono conquistata con il merito, diamine. 
La Carfagna, saltata con abilità dal nude-look al tailleur ministeriale, ha ironizzato sulle donne della sinistra, "accompagnate dai loro maschietti, accecate dal furore ideologico". Giorgia Meloni, secondo Libero, ha addirittura "infiammato" la platea. "Noi siamo prima di tutto dei militanti non siamo delle oche. Veniamo sempre tacciate di essere fasciste esaltate o prostitute o delle gallinelle del potere, cito il copyright di un signore che qualcuno si ostina a chiamare intellettuale e che porta il nome di Giorgio Bocca", ha detto severa dall'alto del suo diploma di Istituto linguistico e del suo accento da borgatara, sicuramente la persona più adatta per valutare un intellettuale, forse arrabbiata perché quando qualcuno parla di persone che hanno conquistato un posto al solo grazie a favori sessuali nessuno pensa a lei. La ministra daa' Garbatella è lì perché ce l'ha messa Gianfranco Fini, c'è rimasta attaccata come una cozza e non ha ancora capito che al prossimo giro di giostra il Caimano la farà cortesemente scendere.
Una faccia di bronzo come poche, insomma, il volersi paragonare alle centinaia di migliaia di persone normali che hanno manifestato il mese scorso indignate per il fatto che il capo del governo italiano è stato rinviato a giudizio per favoreggiamento delle prostituzione minorile, e parlare di "meritocrazia". Ed è bene sempre ricodare che queste pasionarie della destra non sono state votate da nessuno: finite in listini bloccati e in liste di spartizioni dei ministeri, fanno le belle statuine del regime senza uno straccio di preparazione e capacità. Magari non saranno oche e prostitute, ma di certo non meritavano proprio nulla.