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mercoledì 3 agosto 2011

Altro che dimissioni di Tremonti e elezioni anticipate. Con mezz'ora di sciocchezze Berlusconi manda tutti in vacanza.

Quando li vedo e li sento non so se mi fanno più pena o paura. C'è il giornalista ex deputato, il deputato ex giornalista, il noto esperto di politica, il bravo commentatore dal cognome che ti ricorda qualcosa, il direttore del quotidiano, il cronista che ha le fonti fra i camerieri della buvette e un lungo caravanserraglio di personaggi, che fra un salotto e l'altro della tv e le pagine dei giornali (quelli seri) fanno i loro bei discorsetti da persone informate, anzi informatissime sui fatti. E' dai tempi dello scandalo del caso Ruby (ormai è passato più di un anno) che ogni tanto uno si alza e col tono grave vaticina: si vota presto, a novembre, a marzo, anzi no il prossimo anno, anzi boh, vedrai che via Nazionale interviene, Napolitano non tollererà questo, la schiena dritta di tizio, l'autorevolezza di caio, Tremonti è spacciato, lo mandano via, è sicuro, blah blah.
Per l'ennesima volta, alla faccia di un Capo dello Stato titubante e dalla firma facile, alla faccia degli economisti cresciuti all'ombra di Standard's and Poor e delle grandi firme del giornalismo italiano, Silvio Berlusconi si è presentato alla Camera, ha detto mezz'ora di cazzate con a fianco il fido Tremonti e ha mandato tutti in vacanza con la promessa che lui resterà lì fino al 2013. A nessuno che venga in mente mai, che fino a che una maggioranza dei parlamentari continuerà a votar loro la fiducia (e fino a quando avremo una simile opposizione), per mandare via Silvio e Giulio non basterebbe una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu.
Ma no, dai, scherzavo. Non fate quella faccia. Si voterà presto, a ottobre, a dicembre, a marzo, con la sfilata primavera-estate, o magari con la collezione autunno-inverno. Me l'ha detto una fonte di via Nazionale, anzi del Quirinale, anzi boh.

martedì 15 febbraio 2011

Marchionne e il gioco delle tre carte. Dove stanno i soldi promessi?

Per una volta ha indossato giacca e cravatta al posto del maglioncino blu, ma anche oggi in Parlamento, dove è stato ascoltato dalla Commissione Attività Produttive della Camera, l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, non ha rinunciato alla strategia che lo ha reso famoso, quella del gioco delle tre carte. 
Ha garantito che la Fiat non lascerà l'Italia (ma ha posto una serie di condizioni difficlmente realizzabili), ha insistito sul progetto "Fabbrica Italia" per il quale sarebbe disposto a investire 20 miliardi di euro fra il 2010 (che è bello che finito e ha visto poco più di 3 miliardi di euro di investimenti riguardanti anche gli impianti esteri) e il 2014, ha promesso aumenti salariali che portino le retribuzioni degli operai ai livelli di quelli tedeschi e francesi in cambio di un incremento della produttività degli impianti, facendo finta di non sapere che le case automobilistiche di quei paesi hanno registrato risultati assai migliori della debacle Fiat degli ultimi mesi (utilizzare al massimo gli impianti per non vendere manco un'automobile? Una genialata). L'obiettivo di produrre in Italia 1,4 milioni di macchine entro il 2014 è un clamoroso bluff, perché significherebbe più che raddoppiare quelle che sono state prodotte nel 2010 in un mercato che ormai non sa davvero più che farsene delle scatole di latta che hanno ricoperto le nostre città. Mentre la Renault investe nell'auto elettrica (quella sì che ci cambierebbe la vita), la Fiat spera di imporre un orribile Suv sul modello Chrysler, una Lancia cabrio nel 2012 identica alla Chrysler 200 convertibile che verrà venduta negli Usa entro il 2011, una movolume (Fiat Freemont) che verrà presentata al salone di Ginevra a marzo, ma che verrà prodotta in Messico, nella stessa fabbrica che sforna la Dodge Journey della Chrysler (la somiglianza fra i due modelli è anche qui clamorosa) e la nuova Lancia Thema, praticamente ricalcata dalla Chrysler 300, frutto della precedente unione fra la casa di Detroit e la Daimler-Mercedes.
E l'Italia? Tranquilli, Marchionne ha in mano la carta vincente: entro l'anno sarà lanciata la nuova Panda  che verrà realizzata a Pomigliano. Qualità e innovazione, prima di tutto.
Fra l'incontro con il governo di sabato scorso e l'audizione di oggi, nessuno ha chiesto di più al nuovo padrone del vapore. Rancio ottimo e abbondante, hanno commentato ministri e parlamentari della maggioranza, con qualche perla da parte del solito democristiano di centrosinistra. ''Ho ascoltato da Marchionne un discorso impegnativo che chiarisce le strategie Fiat e conferma le opportunità del progetto Fabbrica Italia'', ha detto Paolo Gentiloni, componente della Commissione Trasporti della Camera ed esponente del Partito Democratico nella nuova corrente di Walterloo Veltroni, i MoDem. 
E' stata la battuta della giornata.