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mercoledì 31 agosto 2011

Su laurea e servizio militare avevano scherzato, ma la prossima pensata sarà letale. Aridatece Tremonti...

Su laurea e servizio militare avevano scherzato. La grande idea di colpire le persone che hanno studiato, perché ne hanno avuto voglia e possibilità, e quelle che pur non volendo hanno regalato un anno allo Stato (spesso per fare la guardia al famoso bidone, o peggio accompagnare ufficiali e famiglie a fare la spesa e fare la fila alle poste con le bollette della luce dei dipendenti del Ministero), è stata cassata nel corso di un incontro fra due falliti, il Ministro del Lavoro (che di questi tempi sarebbe meglio definire della Disoccupazione) e quello della Semplificazione (che è inutile, credo, commentare). Il risultato è che ora all'appello mancano venti miliardi. 
Che faranno i nostri eroi? Un altro mese di annunci e smentite e poi approveranno la porcata delle porcate fuori tempo massimo e non ci sarà più tempo per pentirsi causa rivolte su Facebook. Qualcosa che farà impallidire tutte le zozzerie fin qui ipotizzate per spremere i contribuenti.
Aridatece er puzzone (aka Giulio Tremonti).

giovedì 11 agosto 2011

Tremonti e le maschere del capitalismo in affanno. I licenziamenti come garanzia di crescita?

L'idea che "il diritto a licenziare" la gente da parte delle aziende possa mettere fine "all'abuso dei contratti a tempo determinato" è veramente degna di colui che sdrucciolando come al solito sulle "r" l'ha buttata lì tanto per dire qualcosa davanti alle Commissioni Parlamentari riunite per discutere della crisi. Una stronzata fra tante, pronunciata nel giorno in cui esce la notizia che nel 2010 in Italia quasi mezzo milione di giovani ha perso il lavoro. L'ex genio dell'economia italiana Giulio Tremonti, da sempre trattato con le molle dalla stampa italiana (anche perché avvezzo alla telefonata di protesta facile), è ormai sempre più simile a un pugile suonato, mentre balbetta di riforme fiscali, tagli alle pensioni di anzianità e nuove tasse (ma senza annunciare nulla di preciso) e del mitico pareggio di bilancio da inserire in Costituzione (come se scrivere per legge che saremo virtuosi basterà per diventarlo davvero). Come fanno giornali e televisioni a riproporre il suo nulla fattosi verbo senza mettersi a ridere non si capisce, per non parlare della timidissima opposizione che ancora pensa, come Bersani, di poter discutere con questi piazzisti da fiera delle "proposte concrete". La comica finale, mentre sprofondano le Borse e le maschere del capitalismo (come quelle odiose di Sarkozy e della Merkel) di tutto il mondo, è che quando il ministro si fa uscire un'idea condivisibile, come quella della tassazione delle rendite finanziarie (da sempre cavalla di battaglia delle sinistre, che però poi una volta al governo non lo hanno sostanzialmente mai fatto), ad opporsi sono gli stessi suoi parlamentari. Un capolavoro. 
Tutti quelli che hanno capitali investiti possono dormire senza tranquilli. Il costo della crisi lo pagheranno i pensionati, i dipendenti pubblici, gli aspiranti pensionati che resteranno al lavoro qualche anno in più a scaldare la sedia al posto di qualche giovane, le persone che soffrono di malattie croniche e tutti coloro che utilizzano i servizi pubblici perché non in grado di sostenere la spesa per quelli privati.
E la chiamano estate. Buone vacanze.

mercoledì 3 agosto 2011

Altro che dimissioni di Tremonti e elezioni anticipate. Con mezz'ora di sciocchezze Berlusconi manda tutti in vacanza.

Quando li vedo e li sento non so se mi fanno più pena o paura. C'è il giornalista ex deputato, il deputato ex giornalista, il noto esperto di politica, il bravo commentatore dal cognome che ti ricorda qualcosa, il direttore del quotidiano, il cronista che ha le fonti fra i camerieri della buvette e un lungo caravanserraglio di personaggi, che fra un salotto e l'altro della tv e le pagine dei giornali (quelli seri) fanno i loro bei discorsetti da persone informate, anzi informatissime sui fatti. E' dai tempi dello scandalo del caso Ruby (ormai è passato più di un anno) che ogni tanto uno si alza e col tono grave vaticina: si vota presto, a novembre, a marzo, anzi no il prossimo anno, anzi boh, vedrai che via Nazionale interviene, Napolitano non tollererà questo, la schiena dritta di tizio, l'autorevolezza di caio, Tremonti è spacciato, lo mandano via, è sicuro, blah blah.
Per l'ennesima volta, alla faccia di un Capo dello Stato titubante e dalla firma facile, alla faccia degli economisti cresciuti all'ombra di Standard's and Poor e delle grandi firme del giornalismo italiano, Silvio Berlusconi si è presentato alla Camera, ha detto mezz'ora di cazzate con a fianco il fido Tremonti e ha mandato tutti in vacanza con la promessa che lui resterà lì fino al 2013. A nessuno che venga in mente mai, che fino a che una maggioranza dei parlamentari continuerà a votar loro la fiducia (e fino a quando avremo una simile opposizione), per mandare via Silvio e Giulio non basterebbe una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu.
Ma no, dai, scherzavo. Non fate quella faccia. Si voterà presto, a ottobre, a dicembre, a marzo, con la sfilata primavera-estate, o magari con la collezione autunno-inverno. Me l'ha detto una fonte di via Nazionale, anzi del Quirinale, anzi boh.

martedì 2 agosto 2011

La politica paga in contanti. Proprio come spacciatori ed evasori fiscali

Diciamoci la verità. Chi di noi girerebbe con in tasca più di 4-500 euro ed effettuerebbe pagamenti per quella somma in contanti? Nessuno sano di mente, visto che ormai fra bancomat, postepay, carte di credito e prepagate di ogni genere e colore, anche mia madre che ha ottantuno anni il borsellino lo apre giusto al bar per prendere il caffè. Sempre a patto che i soldi che si stanno spendendo siano il frutto di un onesto guadagno. Vincenzo Visco non è di certo una persona simpatica, ma per il mestiere che faceva non era necessario esserlo. La sua proposta per la tracciabilità dei pagamenti oltre i 100 euro magari poteva essere esagerata, ma per definirlo un "vampiro" bisognava essere proprio in malafede. Poi l'anno scorso si è svegliato Giulio Tremonti, ha scoperto che in fondo l'idea non era male e l'ha riproposta, alzando però la soglia della tracciabilità a 5.000 euro.
Cinquemila euro? All'epoca pensai che solo uno spacciatore di cocaina (col fumo non si alzano le stesse cifre) era in grado di girare con simili cifre in tasca, e invece mi sbagliavo. C'è un'altra categoria che fa più o meno le stesse cose dei pusher, quella degli ominidi che gravitano attorno al mondo della politica. E così viene fuori che il ministro dell'Economia maneggia migliaia di euro in banconote per pagare case in affitto non a suo nome, che il suo aiutante ha in una scatola di scarpe da ginnastica l'equivalente per l'acquisto di un piccolo appartamento in città e che fra quei diversamente disonesti dell'opposizione un tizio, non esattamente di passaggio, indagato per corruzione, concussione, turbativa d'asta e finanziamento illecito ai partiti teneva in casa undicimila euro in contanti. "Li uso per i viaggi", si è giustificato.
Aridatece er vampiro.

lunedì 11 luglio 2011

Il genio dell'economia e il finanziere in Ferrari: siamo in ottime mani di fronte alla crisi

E' bello sapere che mentre siamo più o meno sull'orlo del baratro, alla guida dell'economia italiana ci sia un genio come Giulio Tremonti, l'uomo che sa scegliere le misure da adottare (leggi tagli indiscriminati a tutto quello che si può tagliare, come farebbe un ragioniere fresco di diploma) e soprattutto i suoi collaboratori. Mentre sui mercati internazionali gli speculatori ci stanno facendo lentamente a pezzi (è il capitalismo, bellezza), la nostra finta manovra economica, che tutti sono pronti a modificare per i loro interessi di piccoli corporativisti, non sembra davvero convincere nessuno. 
Si prepara una nuova stagione di lacrime e sangue ed è bello apprendere dalla stampa di questi giorni che il principale consigliere del ministro, Marco Milanese, un ex ufficiale della Guardia di Finanza che come molti suoi colleghi ha scavalcato la staccionata ed è finito a fare l'informatore degli imprenditori sotto indagine, è un maniaco compulsivo del lusso e oltre ad avere il garage pieno di macchinoni impossibili (che cazzo ci fa uno a Roma con una Ferrari da 260 mila euro?), paga anche 8.500 euro al mese per un appartamento dove va a dormire Tremonti. E poi orologi, vacanze stile cinepanettone a New York e cinque cassette di sicurezza in banca nelle quali gli inquirenti sperano di mettere le mani, per non parlare del vorticoso giro di contatti per influenzare le nomine nelle aziende pubbliche, che dagli anni di Bettino Craxi in poi è stato sempre un classico.
Oggi il cancelliere tedesco Angela Merkel ha telefonato a Berlusconi pregandolo di approvare in fretta una manovra che non c'è. Provate ad immaginare cosa sarebbe successo in Germania se il consigliere del Ministro dell'Economia lo avessero pescato a fare un terzo delle cose di cui è accusato Milanese. Da noi Tremonti ha fatto finta di nulla, limitandosi a promettere che non andrà più a dormire nel principesco appartamento che gli era stato prestato e pagato (ovviamente a sua insaputa). Alla fine, la differenza fra noi e i crucchi e tutta più o meno qui.

mercoledì 29 giugno 2011

Noi e la Grecia, una faccia una razza.

In Grecia stanno approvando un piano di tagli da 28,5 miliardi di euro. La gente è furibonda, ci sono scontri in piazza e i sindacati hanno approvato uno sciopero generale al quale hanno aderito TUTTE le categorie. Da noi il governo ha fatto pervenire ai giornali una "bozza" delirante, che non si capisce bene dove taglia e dove stanga, nonostante ci sia bisogno di risparmi per oltre 40 miliardi di euro, mentre nel provvedimento ci infila l'ennesima furbata per salvare Berlusconi dai magistrati. Qui a Roma è festa, la gente sta al mare e magari qualcuno è davvero convinto che i ministri rinunceranno allo stipendio o che presto ci diminuiranno le tasse. Un popolo di utili idioti e servi sciocchi.

venerdì 4 febbraio 2011

Federalismo addio: il niet di Napolitano, la patetica conferenza stampa di Tremonti e Calderoli, gli attributi sgonfi della Lega. E' stallo permanente.

A scacchi lo stallo determina il pareggio. Il giocatore di mano non ha mosse legali da fare, ma non è sotto scacco. Ma in aerodinamica è una perdita di potenza che nel caso di un aeroplano porta alla caduta verticale. Qual è la situazione della maggioranza di governo, dopo che perfino il non esattamente rivoluzionario presidente della Repubblica ha bocciato come irricevibile il decreto sul federalismo fiscale approvato dal governo in fretta e furia dopa la bocciatura in Bicamerale?
E' su questa differenza che si gioca la partita nelle prossime ore. Stamattina il ministro più amato dai leghisti, Giulio Tremonti, e una camicia verde doc come Roberto Calderoli, avevano illustrato in conferenza stampa le meraviglie del federalismo fiscale: meno sprechi (sì certo, a meno che non ti capitino sindaci come Alemanno o la Moratti), meno tasse (ma quando mai?), più efficienza e possibilità per i cittadini di vedere come vengono spesi i soldi (come se prima non si accorgessero delle buche nelle strade o degli autobus che fanno una corsa su due delle previste). La solita colata lavica di balle, che però fanno tanto Padania e bisogna ingoiarle.
Poi la doccia fredda del Quirinale. Napolitano manda una lettera a Berlusconi in cui scrive che "non sussistono le condizioni per procedere alla richiesta emanazione" del decreto e in una telefonata al leader leghista Umberto Bossi spiega anche le ragioni del suo no. L'uomo che voleva pulirsi il culo con il tricolore e l'autore della legge elettorale porcata saliranno la prossima settimana sul Colle, ascolteranno il presidente e poi riferiranno alle Camere.
Una cosa sembra molto evidente. Il federalismo non si farà, nè ora, nè mai e i celoduristi di un tempo ora sono nudi come vermi davanti allo specchio a misurarsi gli attributi sgonfi. 
Mollare Silvio? Per fare cosa? I sondaggi evidentemente non sono molto incoraggianti e per la Lega si profila una lenta agonia politica, trascinata nelle sabbiae mobili da quella pietra appesa al collo che si chiama Berlusconi. Tirare a campare? Per quanto? E con quali obiettivi? La base, a sentire gli ascoltatori, sarebbe furente (e non si stenta a crederlo), i vertici sono sospesi a mezz'aria in attesa di cercare di riguadagnare quota o venire giù come un sasso. 
Lo stallo, appunto.