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mercoledì 18 maggio 2011

Elezioni, Bersani esulta ma l'emorragia di voti del Pd è inarrestabile.

Fra le cose che inducono all'ilarità nel consueto rito che si consuma dopo ogni tornata elettorale, ci sono le analisi dei sondaggisti e dei politologi, che inseguono personali convinzioni senza guardare mai ai veri numeri. Che sono quelli che contano.
Capita così che dando un rapido sguardo ai voti dei partiti si vedono le cose da un punto di vista molto diverso da quello che ci vorrebbero proporre i soliti padroncini del vapore. Prendiamo a esempio il Pd. Ieri Pierluigi Bersani gongolava felice, ma al posto suo non lo sarei per niente. Il suo partito, rispetto alle Regionali dell'anno scorso ha perso voti in tutte le città tranne Milano, dove è passato dal 26,3% al 28,6% e Torino dove è salito dal 25,1% al 34,5%. E' crollato ad Arezzo, ha dimezzato i voti a Catanzaro, ha perso punti percentuali importanti a Benevento, Caserta, Grosseto, Napoli, Cagliari, Trieste, Savona, Siena e perfino a Bologna. Le cose sono andate maluccio anche a Di Pietro (anche l'Italia dei Valori è in calo ovunque, anche a Napoli nonostante l'eploit di Luigi de Magistris), mentre sono cresciuti nettamente i consensi nei confronti di Sinistra e Libertà, il partito di Nichi Vendola. Il Terzo Polo, infine, ha a malapena confermato i voti presi dalla sola Udc. 
Insomma, se ad Arcore qualcuno piange, sarebbe bene che gli altri non ridessero troppo. Il voto boccia l'impresentabile puttaniere, corruttore di politici e minorenni, ma non premia granché un'opposizione senza anima.

martedì 17 maggio 2011

Elezioni, la batosta è tutta per il centro. Lo capirà il Pd?

Tutti ad analizzare la batosta di Berlusconi a questa tornata di amministrative, che in effetti c'è stata e di dimensioni impensabili. Nessuno però che si prenda la briga di sottolineare come insieme al Caimano dal voto escano con le ossa rotte tutta una schiera di azzeccagarbugli di professione, dai centristi di Fini, Casini e Rutelli, spazzati via senza appello, al Pd alla partenopea, cancellato da Luigi De Magistris. Senza contare che a Milano, dove il Partito Democratico risolleva la testa dopo anni di clamorose sconfitte, il candidato lo avevano scelto gli elettori con le primarie non seguendo i suggerimenti della segreteria. 
La sinistra vince dove è in qualche modo alleata con Di Pietro e Vendola e a Bologna (dove bisogna sempre sottolineare che ha perso una sola volta, l'anno in cui Massimo D'Alema fece la campagna elettorale da premier, un'altra delle sue medaglie al valore), riesce anche a rintuzzare l'exploit dei grillini che superano il 10%. 
Insomma, una conferma importante di quello che già si sapeva. Il centro è un cavallo morto. Definitivamente. Eppure ieri sera a Porta a Porta, ho sentito con le mie orecchie uno dei perdenti della brigata, Enrico Letta, ipotizzare un governo di larghe intese per le riforme, con tanto di strizzatina d'occhio a Tremonti, magari come possibile premier. Volevo morire. Alla fine, come dimostrano i risultati dei vendoliani, del Movimento 5 stelle e dell'Italia dei Valori, le vere sconfitte di queste elezioni sono le idee... alla Letta.
Qualcuno offra loro degna e definitiva sepoltura.