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lunedì 13 giugno 2011

Pisapippa e Tabacci, arrivano i nostri. La nuova giunta di Milano esordisce in puro stile scudocrociato.

Mandata a casa la mamma di Batman, incassati i cori di gioia di chi era convinto di aver liberato Milano, con tanto di insulti a Beppe Grillo che ironizzava sulla figura non propriamente rivoluzionaria del neo sindaco, adesso arriva la solita secchiata d'acqua gelida. Che ti combina l'amico Pisapia? All'assessorato al bilancio del Comune ci piazza un democristiano doc, Bruno Tabacci, il quale, con lo stile che contraddistingue questi campioni del magna magna ha già fatto sapere che non intende rinunciare al doppio incarico e al lauto stipendio parlamentare che attualmente riceve. "Un Mastella qualsiasi", è il commento da urlo del solito Grillo, che stavolta, evidentemente aveva ragione da vendere.
Ma chi è questo signore del quale proprio non si poteva fare a meno all'ombra della Madonnina? Nato e cresciuto nella Dc, è passato da incarichi a livello locale alla Camera dei Deputati dove è approdato proprio nell'ultima legislatura della Prima Repubblica, durante la quale il suo partito è stato sostanzialmente sciolto dalla magistratura. Ricompare nel 2001, quando viene rieletto per la Casa delle Libertà e si guadagna la presidenza di una Commissione della Camera. Nel 2006 è di nuovo in lista per conto di Silvio Berlusconi e viene rieletto con la legge porcata perché inserito bene in lista. Poi ha la folgorazione sulla via di Damasco, lascia il suo leader (!) Pierferdinando Casini per unirsi a un paio di peones come Mario Baccini e Savino Pezzotta e fonda la Rosa Bianca. Riesce a essere rieletto a Montecitorio e si rimette con Casini nell'Udc, il partito di Totò Cuffaro, tanto per fare un esempio. Poi se ne va di nuovo, stavolta con l'inutile Alleanza per l'Italia dell'inutile Rutelli. Da buon democristiano, nel corso della sua carriera, ha avuto molti incarichi pubblici (leggi stipendi facili per poco lavoro): è stato nel consiglio di amministrazione di Eni e Snam, presidente dell'autostrada Parma-La Spezia (l'avete mai fatta? E' peggio della Salerno-Reggio Calabria) e presidente di varie commissioni di controllo. 
Diciamoci la verità. Il suo unico merito, visto il curriculum, è che ha la fedina penale pulita. Certo un po' poco per chi sognava la rivoluzione.

lunedì 30 maggio 2011

Elezioni choc, ma subito arrivano i Tafazzi del Partito Democratico a guastare la festa

Giuliano Pisapia il comunista drogato islamico, Luigi De Magistris il magistrato giustizialista e il vendoliano Massimo Zedda hanno stravinto le elezioni in barba alla segreteria del Pd che pur di non appoggiarli ha candidato anche alcune pessime figure. Aria nuova in tre città dalle quali non si aspettava un risultato simile. Ma la speranza che questo basti a buttare giù Silvio viene subito smorzata dalle dichiarazioni dei nostri Tafazzi.
Dalle urne esce netto il segnale che la sinistra unita vince, che il Terzo Polo non esiste e che la coalizione che sostiene Berlusconi è in crisi. Cosa pensano dunque il segretario del Partito che si sta Dissolvendo, Pier Luigi Bersani, e la capogruppo al Senato Anna Finocchiaro? Vogliono fare la costituente con l'Udc, il partito di Pierfurby Casini (e di un sacco di corruttori e mafiosi), per cambiare la legge elettorale, che resta una porcata, ma che in questo momento premierebbe la sinistra e farebbe morire il centro.
Secondo voi lo fanno apposta perché alla fine sono democristiani dentro o sono solo stupidi e incapaci?

martedì 17 maggio 2011

Elezioni, la batosta è tutta per il centro. Lo capirà il Pd?

Tutti ad analizzare la batosta di Berlusconi a questa tornata di amministrative, che in effetti c'è stata e di dimensioni impensabili. Nessuno però che si prenda la briga di sottolineare come insieme al Caimano dal voto escano con le ossa rotte tutta una schiera di azzeccagarbugli di professione, dai centristi di Fini, Casini e Rutelli, spazzati via senza appello, al Pd alla partenopea, cancellato da Luigi De Magistris. Senza contare che a Milano, dove il Partito Democratico risolleva la testa dopo anni di clamorose sconfitte, il candidato lo avevano scelto gli elettori con le primarie non seguendo i suggerimenti della segreteria. 
La sinistra vince dove è in qualche modo alleata con Di Pietro e Vendola e a Bologna (dove bisogna sempre sottolineare che ha perso una sola volta, l'anno in cui Massimo D'Alema fece la campagna elettorale da premier, un'altra delle sue medaglie al valore), riesce anche a rintuzzare l'exploit dei grillini che superano il 10%. 
Insomma, una conferma importante di quello che già si sapeva. Il centro è un cavallo morto. Definitivamente. Eppure ieri sera a Porta a Porta, ho sentito con le mie orecchie uno dei perdenti della brigata, Enrico Letta, ipotizzare un governo di larghe intese per le riforme, con tanto di strizzatina d'occhio a Tremonti, magari come possibile premier. Volevo morire. Alla fine, come dimostrano i risultati dei vendoliani, del Movimento 5 stelle e dell'Italia dei Valori, le vere sconfitte di queste elezioni sono le idee... alla Letta.
Qualcuno offra loro degna e definitiva sepoltura.