A istituire il corpo è stato Kossiga nel 1974 e questo sarebbe già un ottimo motivo per scioglierli. Sul corpo dei Nocs, le teste di cuoio (è un eufemismo) della polizia italiana, sono già piovute notizie infamanti grazie a un'indagine (giornalistica, ovviamente, figuriamoci se li beccavano dall'interno) che ha portato alla luce gravissimi episodi di "nonnismo" con gravi abusi sulle reclute nel centro di Spinaceto. Oggi Repubblica rilancia con un altro episodio un po' agghiacciante, degno di un poliziesco americano degli anni settanta (adesso gli sbirri dei film sono tutti bravi, buoni e belli). Il 17 ottobre del 1997 la polizia tentò un blitz per la cattura dei rapitori dell'imprenditore Giuseppe Soffiantini attraverso un finto pagamento del riscatto. L'operazione fallisce. Uno dei banditi esplode una raffica di kalashnikov. I Nocs rispondono al fuoco ma i sequestratori gettano le armi e fuggono. A terra rimane l'agente Samuele Donatoni, che morirà poco più tardi in seguito alle ferite. Solo nel 2005 la magistratura scoprì che il poliziotto era stato colpito alle spalle da "fuoco amico" e quello che è peggio è che i colleghi operarono il depistaggio cercando di accusare i rapitori. Il giornale rivela che la notte di quella sparatoria erano presenti tutti gli agenti che facevano parte del cosiddetto "sottocomando" dei Nocs, quello responsabile delle violenze. A smascherare il depistaggio fu l'allora dirigente della Criminalpol Nicola Calipari, morto poi in Iraq anche lui per colpa del "fuoco amico".
Vatti a fidare degli amici, soprattutto quelli in divisa.
"Non dite a mia madre che faccio il giornalista, lei mi crede pianista in un bordello".
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martedì 25 ottobre 2011
martedì 13 settembre 2011
Lo stupido pietismo per la polizia
Fa discutere in questi giorni sul web il comunicato pubblicato da una sigla sindacale di Polizia, il Coisp, nel quale si attaccano a testa bassa i politici (ma soprattutto per i prezzi stracciati di Camera e Senato, perché magnà aggratis piace a tutti) con toni a dir poco eversivi. Ma ormai essere "contro" la casta è diventato un must da lifestyle, un po' come i filmati dei gattini su YouTube o le stronzate retoriche sul cancro e le altre malattie gravi condivise su Facebook. E così tutti coi bravi poliziotti che minacciano di "venire sotto Palazzo Madama e Montecitorio e spararvici all’interno i nuovi lacrimogeni in dotazione” (sì, l'italiano è un po' stentato, ma si sa...). Nessuno che si ponga una minimo di domanda su chi sono questi figuri, che intanto ammettono che i nuovi lacrimogeni (nuovi un cazzo, li hanno sperimentati dieci anni fa a Genova con i risultati che ben sappiamo) fanno più male degli altri. Il Coisp è una sigla sindacale minoritaria all'interno della Polizia ed è notoriamente schierata su posizioni di estrema destra, al punto da chiamare gente come Gasparri o Maroni "traditori" per non aver portato avanti una proposta di legge in base alla quale si possa accusare di tentato omicidio chi alza le mani sugli agenti. Questi, insomma, sono quelli a cui prudono le mani facilmente, vorrebbero libertà d'azione per pestare liberamente i "criminali travestiti da manifestanti" e con il loro buono pasto da 7 euro (mica poi così male) mangiare il filetto di spigola al Senato. Si può solidarizzare con questa gente quando i tre quarti di loro hanno passato i concorsi a suon di calci in culo e raccomandazioni? Quando ogni volta che emerge un abuso di un loro sodale in divisa questo viene sistematicamente protetto e neanche sospeso da funzioni e stipendio?
Il compianto Giorgio Gaber se la prendeva con la lotta armata degli anni settanta che a suo dire aveva provocato solo "lo stupido pietismo per i carabinieri". Con questo triste declino della politica si rifanno una verginità pure gli sbirri. Roba da matti.
giovedì 24 febbraio 2011
Polizia italiana: si mantiene il posto ad assassini e picchiatori e viene radiato chi critica Berlusconi.
I "tutori dell'ordine" in Italia possono spaccare la testa e torturare dei giovani inermi rinchiusi senza alcun motivo dentro una caserma di Genova o per le strade di Napoli, possono sparare come cow-boy impazziti lungo un'autostrada e uccidere a caso, possono ammazzare come un cane un ragazzo solo perché "dava in escandescenze", possono scendere a patti con i trafficanti di droga per fare carriera e per questi motivi essere condannati in diversi gradi di giudizio. Nessuno, che sia al potere il centrodestra o il centrosinistra non fa alcuna differenza, chiede mai che vengano allontanati dai corpi di appartenenza. Ma se uno di loro osa esprimere delle critiche nei confronti di Silvio Berlusconi, allora viene radiato.
E' l'incredibile caso di Gioacchino Genchi, poliziotto esperto di analisi sui tabulati telefonici, ex consulente di Falcone e uomo chiave di decine di inchieste sulla criminalità organizzata, che grazie alle sue indagini ha incastrato centinaia di mafiosi, assassini, narcotrafficanti e "colletti bianchi" (come Cuffaro e Dell'Utri).
Ovviamente qualcuno doveva fargliela pagare.
E così l'ineffabile capo della polizia, Antonio Manganelli (nomen omen), lo aveva sospeso una prima volta per aver risposto su Facebook a un giornalista che lo aveva definito un bugiardo e una seconda volta per aver rilasciato un'intervista sul suo lavoro di consulente, peraltro svolto mentre era in aspettativa dalla Polizia di Stato. La terza fatale sospensione è arrivata perché Genchi ha osato criticare Berlusconi durante una manifestazione dell'Italia dei Valori e a un convegno del movimento di Beppe Grillo, al quale un medico compiacente aveva sottoscritto una prognosi di 90 giorni solo per il dente rotto dal modellino del Duomo di Milano tiratogli in faccia da Tartaglia.
Ieri, il "primo manganello" ha firmato la sua destituzione per comportamento "lesivo del prestigio di organi e istituzioni dello Stato" al quale "è stata data ampia diffusione sui mass media a livello nazionale".
Continuano a vestire la divisa, invece, i macellai messicani del G8 di Genova, gli assassini di Federico Aldrovandi, l'agente "Clint Eastwood" Spaccarotella (l'assassino di Gabriele Sandri), l'ex capo della polizia Antonio De Gennaro (condannato in appello per aver indotto il Questore di Genova a commettere falsa testimonianza ai tempi del G8 e ora tranquillamente a capo dei servizi segreti) e, tanto per completare l'opera citando la parrocchia di fronte, il generale dei carabinieri Ganzer, condannato per traffico di droga.
"Ah Sudamerica/ i ballerini aspettano su una gamba/l'ultima carità di un'altra rumba".
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