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martedì 16 aprile 2013

Candidati al Quirinale, ora i "democratici" non hanno più alibi

Una cosa è certa: con la lista dei candidati scelti dal Movimento 5 Stelle cade anche l'ultima foglia di fico del sedicente Partito Democratico, inguardabile carrozzone di litigiosi personaggi di terza categoria protesi nel disperato tentativo di conservare una poltrona, un incarico, una presidenza della bocciofila, uno strapuntino. 
Malgrado le ironie dei fini commentatori politici (che se li fanno commentare sulle grandi testate vuol dire che sono strapagati per sostenere gli interessi dei loro editori), i "grillini" hanno presentato molte facce che un partito di sinistra potrebbe votare. 
La prima della lista, Milena Gabanelli, è una pericolosa sovversiva. Fa un programma sulla Rai fra i più seguiti e viene pagata meno del più banale guitto da avanspettacolo, che tale resta anche con la tessera da giornalista in tasca, è davvero indipendente (orrore, orrore) e soprattutto il suo Report ha menato fendenti a destra e sinistra (ultima puntata sulla banda di malfattori che il sindaco della "destra sociale" ha portato con sè nel saccheggio del Campidoglio). Per quello il Pdl non la voterà, ma neanche il Pd, del quale ha rivelato ad esempio la compartecipazione al sistema di potere toscano fondato sul controllo del Monte dei Paschi di Siena, o la boria di personaggi ormai bolliti, come Rosi Bindi, o dei giri di valzer del mitico ex capo della segreteria di Bersani, Filippo Penati, costretto dai magistrati (non certo dal partito) ad abbandonare la politica e salvato dalla incredibile legge anticorruzione del governo dell'omino con il loden. 
Così come il Pd non voterà mai per Gino Strada, perché gli ex comunisti in fin dei conti sono dei gran guerrafondai, avendo appoggiato tutte le missioni di guerra alle quali il nostro paese ha partecipato inseguendo le follie del texano amico di Berlusconi, per non parlare di ciò che fece il governo D'Alema in Kosovo. Non voteranno per Gustavo Zagrebelsky, perché il cattivaccio ha osato criticare la folla guerra scatenata da Giorgio Napolitano contro la Procura di Palermo. Non voteranno per Giancarlo Caselli, perché è "nemico" del loro magistrato di punta, quel Piero Grasso che avrebbe dato un premio al Banana per la sua lotta alla mafia (tipo un riconoscimento all'efficacia delle cure omeopatiche). Non voteranno nè per Stefano Rodotà, nè per Ferdinando Imposimato, perché non sono controllabili, nè per Dario Fo, che probabilmente neanche accetterebbe.
Potrebbero votare per Emma Bonino, la radicale che la metti su tutto, governi coi fascisti, liberismo alla matriciana, missioni di pace con grandi sprechi di vite umane fra i civili, incarichi europei su mandato del re del Bunga-Bunga, attacchi ai magistrati di Mani Pulite in difesa di Craxi, e poi di nuovo governi con la sinistra, nel tipico caprioleggiare italiota. E potrebbero votare per Romano Prodi, tutto sommato quello dalle mani meno sporche di tutta la compagnia di giro e sul quale potrebbero confluire dalla quarta votazione in poi i sostenitori del M5S. Ma anche lui sarebbe una netta presa di distanza dal leader del Popolo della libertà provvisoria, che lo odia perché lo ha battuto due volte.
Poi c'è l'ipotesi numero due: votare un presidente insieme a Berlusconi. E allora ecco in pole position Giuliano Amato, ex vice segretario del Psi dei tempi d'oro (quello che si mettevano in tasca), ex ministro del Tesoro che firmava le finanziarie degli assalti alla diligenza ed ex presidente del Consiglio costretto a varare manovre lacrime e sangue per rimediare alle follie del passato, pensionato di platino dello Stato che si mette in tasca oltre 30 mila euro al mese. Seguono a ruota altre facce improponibili, come quella di Anna Finocchiaro, pluritrombata candidata del partito in Sicilia e sempre ripescata con Porcellum o quota proporzionale del Mattarellum, moglie di un imputato per truffa alla Regione, esempio vivente della casta per la sua spesa all'Ikea in compagnia della scorta. E anche quella di Franco Marini, ottuagenario ex sindacalista, che come tutti i segretari della Cisl degli ultimi 30 anni ha ingoiato qualunque accordo sindacale a danno dei lavoratori per aprirsi una strada che lo facesse entrare in politica dalla porta principale. 
Ho come il sospetto che, piaccia o no a Bersani, dal cappello uscirà un nome da inciucio, magari proprio quello della Bonino, che prendendoci per il culo con il garantismo radicale, firmerà una bella amnistia per tirare una bella riga sui nuovi processi a Papi Silvio.

giovedì 14 marzo 2013

Dini e Pisanu, ovvero quei brevi momenti in cui ti dispiace di non aver votato per Grillo

"Se i grillini arrivano in commissioni come l'Antimafia o il Copasir (il comitato di controllo sui servizi segreti) è un problema. E tu lo sai", viene sentito sussurrare in un Senato semideserto da Lamberto Dini, 82 anni, ex direttore generale della Banca d'Italia, ex Ministro del Tesoro, ex presidente del Consiglio votato pure dalla sinistra, ex Ministro degli Esteri dei governi di sinistra, ex membro della direzione nazionale del Partito Democratico e poi folgorato sulla via di Damasco da Silvio, per il quale è stato eletto senatore.

martedì 30 ottobre 2012

Chi imbarcheranno Crocetta e il Pd? Ex missini o ex berlusconiani?

Con chi pensa di governare in Sicilia Rosario Crocetta? Perché malgrado il Pd esulti parlando di "vittoria storica" i freddi numeri fanno emergere una realtà ben diversa. L'ex sindaco di Gela, gay dichiarato che forse per far contenti i papisti suoi alleati ha detto che in caso di vittoria avrebbe fatto voto di castità, ha ottenuto la miseria di 617 mila voti. 
Grazie all'astensionismo lo hanno fatto arrivare primo fra i candidati in corsa, ma sono comunque 250 mila in meno di quelli ottenuti 4 anni fa da Anna Finocchiaro, sostenuta oltre che dai democratici anche da Italia dei Valori e sinistre varie. La candidata di allora fu letteralmente travolta da Raffaele Lombardo che ottenne oltre 1 milione e 800 mila voti, pari al 65,3%, con il sostegno anche dell'Udc.
Oggi che il partito di Casini (lo stesso di Totò Cuffaro, tanto per intenderci) ha fatto l'alleanza con quel mostro abnorme del Pd i voti ottenuti non basteranno a garantire una maggioranza nel pletorico parlamento siciliano (90 seggi!!!). A chi chiederà i voti il casto Crocetta? All'ex missino Nello Musumeci, fondatore de La Destra, il partito di Storace? O a Gianfranco Miccichè, ex ras berlusconiano sull'isola? E questa sarebbe una vittoria?
Se questi signori pensano di poter riproporre una cosa del genere (un'alleanza fra ex comunisti, ex democristiani ed ex fascisti) temo che a livello nazionale andranno incontro a una disfatta ben peggiore. E i numeri parlano chiaro: se in Sicilia il Movimento di Grillo ha preso il 14,9% e il suo candidato Cancelleri addirittura il 18,20%, nel resto d'Italia il successo sarà di ben più vasta portata.
Malgrado il pessimo risultato ottenuto in Sicilia da Di Pietro, Vendola e ciò che resta della sinistra, continuo a pensare che l'ipotesi di andare al governo nazionale insieme a quel trasformista di Casini sia veramente come scavarsi la fossa. Purtroppo anche nel Pd paradossalmente l'unica persona seria è Bersani. Il resto del caravanserraglio è assolutamente insopportabile, anche senza i due più antipatici, D'Alema e Veltroni.
Se vogliono vincere davvero, discutano (non ho detto approvino) le proposte del Movimento 5 Stelle. Non vedo altra strada.

mercoledì 9 maggio 2012

Se non si è sentito il boom, ecco i numeri del crack

Napolitano dice di non aver visto nè sentito alcun "boom" nei risultati ottenuti dal Movimento 5 Stelle, scavalcando a destra con una sola battuta le centinaia e centinaia di politici da me ascoltati nel corso degli anni, che di fronte ai risultati, anche i più negativi, negavano perfino l'evidenza. Oggi, ci riescono solo i vecchi, come Napolitano e Berlusconi (che ha detto che in fondo il Pdl ha vinto). A quelli intorno ai cinquant'anni scappa troppo da ridere e così il povero Angelino Alfano ci aveva provato a parlare di sconfitta e Pierferdinando Casini ha avuto l'onestà (intellettuale e una tantum, sia chiaro) di riconoscere che i moderati, la Dc, il Terzo Polo sono roba buona per la soffitta. 
Visto che il "boom" non si è visto nè sentito, ecco tutti i numeri del "crack" e se è vero che il test elettorale è stato ristretto in termini di numeri, nessuno può mettere in discussione la sua eterogeneità, visto che alle urne sono andati diversi comuni capolouogo del nord, del centro, del sud, delle isole. 
L'Istituto Cattaneo ha effettuato un'elaborazione dei dati del Ministero dell'Interno dalla quali emerge che sia il centro-sinistra sia il centro destra hanno preso una bastonata colossale, anche se quella dei berluscones è stata più evidente. Il centro sinistra ha perso circa 40.000 voti rispetto alle regionali del 2010, pari al 7 per cento dei propri voti del 2010. Il Partito Democratico, che secondo il segretario Pierluigi Bersani "tiene" (tipico eufemismo da Prima Repubblica di fronte a una mezza catastrofe), ha perso il 29% dell’elettorato che lo aveva scelto nel 2010 (pari a un decremento di 91.000 voti). E' vero che ora è il primo partito, ma con il 19,2% dei voti, contro il 27,8% del 2010 (e contro il 31% dei non memorabili tempi di Veltroni).
L’Italia dei Valori ha lasciato per strada 55.000 voti, pari a oltre la metà del proprio elettorato (-58 per cento a livello nazionale). Peggio ha fatto solo la Bossi family.
I partiti della sinistra (Sinistra Ecologia e Libertà e Federazione della Sinistra) perdono un sesto dei consensi di due anni fa (-16 per cento, pari -12.000 voti), anche se quello di Vendola guadagna qualcosa salendo dal 2,6% al 3,3%. 
Dolentissime note per i residuati dei bunga-bunga di Arcore, con il  Popolo della Libertà abbandonato da 175.000 elettori e passato dal 28,8% al 14% e la Lega delle lauree in Albania e dei soldi in Tanzania, è scesa dal 16,5% a un misero 5%, perdendo il 67% dell'elettorato del 2010. L’Unione di Centro non ride, con un bel -6,5 per cento a livello nazionale rispetto alle regionali di due anni fa. 
E Grillo? Ha preso circa 200 mila voti, salendo dal 4,8% al 9%. Non sarà come il boom degli anni sessanta, ma è certo che il clima assomiglia a quello del periodo degli avvisi di garanzia a Craxi. 

martedì 17 aprile 2012

Beppe Grillo mette paura, le terrorizzate reazioni del centrosinistra e del Colle

Beppe Grillo fa davvero paura. La notizia che il suo Movimento 5 Stelle nei sondaggi è il terzo partito italiano e che tutti gli altri arrancano faticosamente perdendo pezzi e voti è stata accolta in modo veramente scomposto, con quel frasario tipico del politicante attaccato come una patella allo scoglio della sua poltrona, che naturalmente porta l'acqua al mulino del comico genovese.
Il terrore ha colpito in particolare la sinistra.
"Beppe Grillo è un impasto tra il primo Bossi e il Gabibbo", ha detto un altro comico, quel Massimo D'Alema che ancora turba tutti i sogni degli elettori del centrosinistra. "Abbiamo in giro molti apprendisti stregoni che sollevano un vento cattivo", è stata la battuta del segretario del Pd, Pierluigi Bersani, che dal vento cattivo viene scosso come la foglia morta che è. "Beppe Grillo è un fenomeno di populismo che non ha le caratteristiche per offrire una prospettiva al nostro paese. Considero il populismo un nemico", ha dichiarato il leader di Sel Nichi Vendola, da poco finito nel tritacarne delle inchieste giudizarie. E oggi arriva anche il monito di nonno Giorgio Napolitano, secondo il quale bisogna "estirpare il marcio", ma "non bisogna demonizzare i partiti che non sono il regno del male". E soprattutto per cambiare occorre "trasmettere ai giovani la vocazione della politica". Manco a dirlo il monito è stato pronunciato alla commemorazione di Benigno Zaccagnini, brava persona ma anche tipico esemplare della vecchia Balena Bianca, incollato allo scranno di parlamentare dalla I alla VII legislatura (ovvero dal 1948 al 1979), definito da Aldo Moro, in una delle sue lettere dalla prigionia "il più fragile segretario che abbia mai avuto la DC".
Premesso che non sono uno di quelli che voterebbe per il Movimento di Grillo, va detto chiaro e tondo che tutte queste sono enormi panzane. Sono anni che il comico porta avanti le sue battaglie, contro il finanziamento ai partiti, per la riduzione dei parlamentari, per norme di civiltà come l'ineleggibilità dopo un secondo mandato, e per l'ambiente. Si può essere d'accordo o meno, ma accusarlo di qualunquismo è terribilmente qualunquista.
Come potrebbero mai i giovani, signor presidente, ritrovare la vocazione per la politica, quando ancora sono in giro le stesse facce che questa vocazione l'hanno definitivamente cancellata, alternandosi al potere e nel saccheggio delle istituzioni pubbliche, alimentando corruzione e lobby economiche?
Per cancellare Grillo, andrebbero prima cancellati Napolitano, i suoi ex compagni, i tecnici da milioni di euro l'anno, gli ex sodali di Craxi  e della Dc ancora annidati in tutti i partiti, i governatori regionali corrotti e inseguiti dalla magistratura e tre quarti della palazzina Italia. L'antipolitica per il bene della politica.