martedì 15 febbraio 2011

Berlusconi alla sbarra con rito immediato: un caso unico al mondo.

Secondo gli esperti si tratta del primo caso al mondo. Un presidente del Consiglio rinviato a giudizio con rito immediato mentre resta bellamente in carica. E infatti oggi siamo in prima pagina un po' dappertutto. Il britannico Times ha al centro una foto del premier italiano, sotto la quale campeggia il titolo: ''I giudici ordinano a Berlusconi di affrontare il processo''. ''La giustizia italiana decide per un processo immediato contro Berlusconi'', e' il titolo del francese Le Monde, accompagnato da un'immagine del capo del governo italiano dall'aria sofferente. ''Berlusconi sara' giudicato per abuso di potere e prostituzione minorile'', scrive lo spagnolo El Mundo, mentre El Pais, sempre in apertura, commenta: ''Il caso Ruby mette all'angolo Berlusconi''. La Cnn pubblica una grande foto delle manifestazioni delle donne italiane di domenica scorsa (con un cartellone che mostra il leader del Pdl dietro le sbarre) sotto al titolo: ''Il giudice italiano decide per il processo a Berlusconi''. Anche il Wall Street Journal pubblica la notizia in homepage, sia pure di spalla, annunciando che ''Il premier italiano affronta il processo''. Berlusconi in prima pagina anche sul sito tedesco Sueddeutsche.de, mentre Der Tagesspiegel e Faz dedicano al caso l'apertura delle pagine politiche, e su quello della Bbc (''Processo per accuse sessuali per Berlusconi'').
Un trionfo.
Il giudice per le indagini preliminari di Milano, Cristina di Censo, ha accolto in pieno le richieste della Procura stabilendo che le prove raccolte in questi mesi di indagini sono cosi' evidenti da rendere superflua la fase di udienza preliminare. I suoi fedelissimi si stracciano le vesti, intonando il solito peana della persecuzione giudiziaria, mandando avanti le facce di bronzo più toste, come quelle di Fabrizio Cicchitto, Sandro Bondi e del solito Daniele Capezzone. Ma non c'è niente da fare. Il processo inizierà il 6 aprile e speriamo di non doverci sorbire l'ometto alla sbarra ancora alla guida del governo di questo paese. Perché allora, finalmente, supereremo di slancio lo Zimbabwe.

lunedì 14 febbraio 2011

Donne in piazza e nervi scoperti: Belen e la fidanzata di George Clooney ci parlano di donne senza valori.

Hanno toccato molti nervi scoperti le manifestazioni organizzate ieri dalle donne (ma alle quali hanno preso parte anche altrettanti uomini), che hanno riempito le piazze italiane. Berlusconi le ha definite "faziose" (e grazie al cavolo, erano tutti lì a chiedergli di fare come lo zio di Ruby), una schiera di commentatori si è profusa in mille capriole linguistiche per sostenere l'inutilità del femminismo ai giorni nostri, ironizzando sui movimenti del passato e dimostrando che, invece, ce ne è ancora un disperato bisogno. 
Ma la ciliegina sulla torta delle idiozie ce l'hanno messa le due nuove icone della femminilità italiana, Belen Rodriguez e Elisabetta Canalis, che da domani ci dovremo sorbire come vallette dell'ennesima edizione dello squallido Festival della canzone (?) italiana. 
"Io non avrei preso parte alla manifestazione, secondo me non c'era bisogno di farla. Credo che il significato della manifestazione non vada messo in luce o gridato il giorno della manifestazione, è una cosa che dovrebbe esserci sempre", ha detto la fidanzata di George Clooney, il suo unico merito e titolo, visto che prima si dilettava in calendari sexy e comparsate televisive. "Se questa manifestazione puntualizza la situazione che si sa, si vede, credo sia un fatto di educazione. Possono fare tutte le manifestazioni che vogliono, ma le donne senza valori ci sono in Italia e da tutte le parti. È dalla base che bisogna correggere la situazione. Anche uomini non hanno valori", le ha fatto eco Belen, ex consumatrice di cocaina e attuale fidanzata di uno che per soldi andava a letto anche con Lele Mora e ha sul capo una lista infinita di procedimenti giudiziari per ricatti, corruzione ed evasione fiscale.
Chapeau alla faccia di bronzo. 

Dopo il fango, dal Giornale arriva lo sterco: pubblicata una foto di Vendola nudo in spiaggia di oltre 30 anni fa.

"Il Giornale confesso che non lo guardo nemmeno, per non avere dispiaceri. Mi sento come un padre che ha un figlio drogato e preferisce non vedere. Comunque, non è la formula ad avere successo, è la posizione: Feltri asseconda il peggio della borghesia italiana. Sfido che trova i clienti!". 
Sono le parole pronunciate nel 1995 da Indro Montanelli sulla ingloriosa fine fatta dalla sua creatura, un quotidiano trasformato in organo di propaganda dal suo editore, Silvio Berlusconi. Non poteva immaginare che le cose sarebbero andate di male in peggio, perchè oggi, con la direzione di zio Fester Sallusti il glorioso giornale si è trasformato in una fogna senza precedenti, con attacchi nei confronti dei nemici del premier che coprono di ridicolo i giornalisti che vi lavorano, lautamente stipendiati. Dopo il comico scoop contro Ilda Boccassini, che quasi trent'anni fa fu scoperta da un invidioso collega a baciarsi con il fidanzato fuori dal palazzo di Giustizia (pensa te che scandalo), oggi il quotidiano ci rallegra con un'altra delizia, una foto del 1979 che ritrae Nichi Vendola nudo in spiaggia a Isola Capo Rizzuto, in Calabria . L'immagine circolava liberamente da anni su internet e documenta un raduno del Movimento gay italiano, riunito sotto lo slogan: "Nudi sì, ma contro la Dc", ma è bastata al Giornale per accusare il leader di Sinistra e Libertà di avere una "doppia morale", scrivendo che un tempo era per la libertà sessuale e ora fa il bacchettone nei confronti del bunga-bunga. 
A parte la scelta imbecille di tirar fuori storie relative a un trentennio fa, come spiegare ai trinariciuti lettori di questa vergogna della stampa nazionale che la libertà sessuale non vuol dire poter pagare liberamente delle prostitute minorenni, telefonare in questura per far liberare una ladra e mentire senza pudore al paese, per poi promuovere il Family Day?

domenica 13 febbraio 2011

Successo oltre ogni attesa per le manifestazioni delle donne contro Berlusconi. La Gelmini si copre di ridicolo: "Solo poche radical chic".

"Le donne che scendono oggi in piazza sono solo poche radical chic che manifestano per fini politici e per strumentalizzare le donne". Si è coperta davvero di ridicolo il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, e chissà che faccia deve avere fatto quando si è ritrovata di fronte le immagini di centinaia di migliaia di persone scese in piazza in moltissime città italiane. A Roma era impossibile entrare dentro piazza del Popolo e qualche migliaio di manifestanti sono arrivati fino davanti a Montecitorio, per poi tornare indietro evitando scontri con la polizia. A Torino è stato bloccato per motivi di sicurezza l'accesso a piazza Castello, a Napoli gli organizzatori parlano di 100mila presenze, a Palermo 10mila in corteo, in migliaia anche a Messina, Trieste, Bologna, Catania, Cosenza, Pesaro, Bari, Pescara e in oltre 230 città italiane, oltre a  una trentina di città straniere, da Londra a Barcellona, Parigi, Malmoe, Praga, Atene.
Destra, sinistra, centro, società civile e perfino le suore, tutti, senza bandiere di partito, a chiedere una sola cosa: le dimissioni di Silvio Berlusconi.
Un segnale confortante, soprattutto se paragonato alla penosa esibizione dei sostenitori del Pdl davanti al palazzo di Giustizia di Milano, dove erano in cento compresi tutti i rappresentanti di partito, o alla chiamata alle armi di Giuliano Ferrara, che è riuscito a malapena a riempire un teatro.
Malgrado 17 anni di berlusconismo e molti di più di indottrinamento catodico, esiste ancora in questo paese una coscienza civile. Sarebbe il caso che qualcuno ne facesse tesoro, magari azzittendo per sempre i grandi strateghi dell'ex Pci, come Luciano Violante e i soliti Veltroni e D'Alema, oltre naturalmente a qualche residuato bellico democristiano.

venerdì 11 febbraio 2011

Aria di Risorgimento: scende in campo la ministra "de' li gggiovani" Giorgia Meloni.

Tranquilli patrioti, a difendere l'unità d'Italia è scesa in campo anche la ministra "de' li gggiovani", Giorgia Meloni, che ha addirittura litigato con il temibile Umberto Bossi in Consiglio dei Ministri sulla festività del 17 marzo, un argomento di grandissima attualità, come immginerete, in un momento politico del genere. E' lei stessa a raccontarlo intervistata da Luca Telese per Il Fatto Quotidiano, rivendicando lo scazzo e un sostanziale "pareggio" nel braccio di ferro con i leghisti, poco disposti a concedere l'onore di festa nazionale alla ricorrenza del 150mo anniversario dell'Unità d'Italia. 
La Meloni fa parte dei protagonisti del "macchiettismo" post-fascista, con i reduci che una volta persa la bussola da una parte cercano di rifarsi una carta di identità liberal-democratica un po' fuori tempo massimo e dall'altra si inchinano come umili servitori al dispensatore di poltrone di turno. Parla con un accento romanesco paragonabile a quello delle due ragazze di Ostia del "calippo e 'na bira" (è cresciuta alla Garbatella e gli abitanti del suo quartiere sono sicuramente molto contenti del fatto che la sua camerata Renata Polverini abbia fatto chiudere il pronto soccorso dell'ospedale di zona)  e rivendica sempre il suo attivismo giovanile a garanzia della sua genuina passione politica. In realtà, deve quasi tutto a Gianfranco Fini, che l'ha spinta fino alla presidenza di Azione Giovani e l'ha fatta eleggere in Parlamento nel 2006 nel listino bloccato di Alleanza Nazionale grazie alla legge elettorale porcata  (insomma, non l'ha votata nessuno, era solo in buona posizione in lista), ma è rimasta nel Pdl e difende a spada tratta Berlusconi. Orfana delle ideologie dalle quali proviene, ora si è innamorata del Risorgimento e dei suoi eroi "bellissimi e giovanissimi", al punto che il suo inutile ministero lancerà addirittura un videogioco e uno spettacolo folk itinerante per ricordare Cavour e Garibaldi, ma in un intervento pubblicato dal Giornale, non dimentica le sue radici e si lascia andare a un ridicolo paragone fra il 17 marzo e il 25 aprile.
Peccato che stia al governo con l'unico partito che si dichiara contro l'unità d'Italia, e che tiene sostanzialmente la maggioranza per le palle, malgrado le sue litigate per futili motivi con il leader delle camicie verdi (lui le ha detto: "Romanina ti devi rassegnare" e la nostra eroina ha risposto fieramente: "Se fossi una che si rassegna, non sarei andata ad attaccare manifesti a 14 anni", una frase che deve aver sicuramente terrorizzato chi ha detto che con il tricolore ci si pulisce il culo). E peccato anche che quando si parla di questioni sociali si schieri sempre con il Vaticano (dal caso Englaro, al crocifisso nelle scuole, fino a una assurda polemica con Gianna Nannini, diventata madre a oltre 50 anni grazie alla fecondazione eterologa), che non è stato esattamente un sostenitore del Risorgimento (e non lo sarà mai).
Una persona dalle poche idee, ma ben confuse. 



 

giovedì 10 febbraio 2011

Niente "Caimano" in tv: quando la Rai censura la Rai.

La decisione di bloccare la messa in onda della scena finale de Il caimano, profetico film di Nanni Moretti del 2006, che doveva essere trasmessa all'interno della trasmissione Parla con me di Serena Dandini, ha dell'incredibile. Le forbici della censura nelle mani del servo sciocco e pasticcione (il vicedirettore generale della Rai, Antonio Marano, aveva chiesto di tagliare alcuni minuti della scena e Moretti ha giustamente ritirato il suo assenso), che non sono neanche riuscite ad eliminare la parte del programma in cui la Dandini annuncia il filmato, con il risultato che tutti coloro che hanno assistito alla puntata di ieri sera hanno immediatamente avvertito la puzza di zolfo della Santa Inquisizione.
Naturalmente il video è diventato il più cliccato della rete in poche ore. Per chi non l'avesse vista, nella scena finale il Caimano-Moretti, dopo essere stato condannato in un processo ed aver perso tutti i suoi alleati, minaccia i magistrati e aizza contro di loro la folla che fuori dal Palazzo di Giustizia accoglie i giudici a colpi di bombe molotov. Un'immagine forte, ma estramente realistica e attuale, evidentemente troppo dura da mandar giù per una Rai controllata da Berlusconi
Ma non è tutto. Il Caimano e' un film prodotto da Rai Cinema, societa' al 100% della Rai, distribuito nelle sale da 01, societa' al 100% di Rai Cinema, di cui la Rai detiene i diritti per la trasmissione in chiaro. "Quando si decide, con argomenti pretestuosi, di impedirne la promozione in una trasmissione della Rai non solo e' censura preventiva ma e' anche una scelta autolesionista contraria agli interessi aziendali", ha detto il consigliere d'amministrazione di Viale Mazzini, Nino Rizzo Nervo. Sbagliando, però. Perché gli interessi aziendali del capo di Mediaset mi sembrano perfettamente tutelati. E visto che è lui che comanda...


La tv del Caimano: ora ci tocca anche la morale da parte di Simona Ventura.

Quando faceva la spalla scema della Gialappa's band era anche simpatica. Poi, dopo essere stata bocciata un paio di volte all'esame per diventare giornalista (una prova talmente stupida che di solito quelli che vengono respinti è perché si esprimono a gesti), si è riciclata alla grande come conduttrice televisiva e showgirl grazie anche al fatto di aver fatto parte della scuderia di Lele Mora, proprio lo stesso personaggio che procacciava le escort a Silvio Berlusconi e le accompagnava direttamente ad Arcore. Dopo il successo a Mediaset con Le Iene, se l'è accaparrata la Rai, dove nonostante alcuni clamorosi flop continua a regnare sovrana, dirigendo da anni la trasmissione Quelli che il calcio, facendo la giudice per X Factor (lei che non capisce un tubo di musica) e poi conducendo le ultime edizioni del super-trash reality L'isola dei famosi
Rifatta come un canotto, accusata dall'ex marito Stefano Bettarini (che ora guarda caso, lavora con lei a Quelli che il calcio) di essere una cocainomane, la Ventura continua a surfeggiare sulla cresta dell'onda della marea di fango del mondo dello spettacolo. La classica persona che ha avuto successo senza fondamentalmente saper fare un tubo. E oggi, intervistata dal Fatto Quotidiano, ce la ritroviamo pure a farci la morale. Parla di Raffaella Fico (una delle ragazze del bunga-bunga) e dice, sentite un po', che è stata lei a sceglierla "con il produttore Giorgio Gori (suo ex amante - ndr) e gli autori perché volevo una bellezza provocante ma italiana. Solo dopo si è scoperto dall'indagine milanese che andava ad Arcore. Se l'avessimo saputo non l'avremmo mai presa". Poi, con virgineo candore, dice che nei suoi programmi non ci sono raccomandati ("Io posso permettermi di dire no. Quest'anno abbiamo ricevuto due raccomandazioni di ragazze care a due politici. Le abbiamo incontrate e scartate perché non erano adatte, non ci piacevano", ma naturalmente non fa nomi) e attacca la povera Sara Tommasi (ex partecipante dell'Isola) ad alzo zero: "Mi dispiace molto dirlo ma poteva fare molto meglio nella vita con le carte che le sono state messe in mano. Proprio da me. Sono stata io a sceglierla prima come schedina a Quelli che il calcio e poi come partecipante all'Isola dei famosi. Era riuscita anche ad arrivare seconda. Mi piaceva perché era laureata alla Bocconi, bella e spigliata. Se è finita in quel giro la colpa è principalmente sua".
L'ultima botta la riserva a Nicole Minetti: "Io ho votato Formigoni e lo considero da anni il mio governatore, ma questa cosa non mi va giù. Il potente può fare quello che vuole con i suoi soldi e nella sua vita privata, ma non può mettermi una donna a governarmi solo perché ha un rapporto con te. Per me Nicole Minetti dovrebbe dimettersi immediatamente". Formigoni che ha accettato lo schifo, invece, deve rimanere al suo posto.
E Berlusconi? "Guardi anche a me non piace tutto quello che sta venendo fuori. Ma come molti italiani mi chiedo quale sia l'alternativa".
Anche noi ci chiediamo quale possa essere l'alternativa a una tipa del genere, perfetta interprete della televisione spazzatura che ha fatto la fortuna del Caimano.