lunedì 9 gennaio 2012

La Chiesa, la mafia, il riciclaggio: le promesse da prete di papa Ratzinger

Alla fine di dicembre dello scorso anno, papa Benedetto XVI, proprio quello che oggi invoca una "nuova etica" nella finanza internazionale, aveva promulgato una legge vaticana contro il riciclaggio del denaro sporco e il finanziamento del terrorismo, nominando una nuova autorità di informazione finanziaria pontificia per collaborare con la polizia e le autorità degli altri Stati. Sembra incredibile, ma è proprio così. Il papa tedesco è stato costretto a fare questa mossa perché l'Istituto per le Opere Religiose, la famigerata banca vaticana, era considerato in tutto il mondo il posto ideale dove depositare il denaro sporco. Da quelle casse, negli anni d'oro della prima Repubblica e del dominio incontrastato di monsignor Josef Marcinkus è passato di tutto, dai conti correnti segreti di tanti politici ai fondi della madre di tutte le tangenti (Enimont), dal denaro del traffico di cocaina e armi, trasformato in finanziamenti agli squadroni paramiliatri dell'America Latina, fino ai soldi della Banda della Magliana, che Oltretevere godeva di grandissimi appoggi.
Finita la pacchia? Ma neanche per sogno. Ratzinger ha messo alla guida dello Ior uno strano signore, che in questi mesi ha parlato di tutto, dalla sua singolare teoria secondo la quale bisogna fare più figli per combattere la crisi (in modo che vadano a fare loro quei lavori che oggi sono appannaggio esclusivo degli immigrati), fino a scagliarsi contro la possibilità di una patrimoniale, perché i suoi clienti evidentemente verrebbero colpiti alla grande, ma ha taciuto in modo sistematico sulle grandi questioni che investono l'Istituto. 
Oggi, un'inchiesta di Repubblica-Espresso ci racconta che la procura di Roma ha inviato tra il 2002 e il 2008 tre rogatorie al Vaticano per ricostruire il flusso di denaro della mafia transitato su alcuni conti segreti dello Ior, un'indagine nata da una costola del processo sulla morte di Roberto Calvi, il presidente del Banco Ambrosiano trovato impiccato a Londra nel 1982. A tutt'oggi, nessuna risposta, al punto che il 16 dicembre scorso il magistrato titolare dell'inchiesta ha scritto al neoministro della Giustizia, Paola Severino, perché si attivi ufficialmente nei confronti della Chiesa. 
Scommettiamo come andrà a finire?

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